Il cerchio, Dave Eggers

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Ho letto in giro diverse recensioni e critiche. E stasera mi è partito l’embolo del dici-anche-tu-la-tua-che-tanto-che-ti-frega-se-non-sei-una-critica-e-non-hai-la-puzza-sotto-al-naso-di-quelli-che-oh-non-è-mica-come-L’operastruggentediunformidabilegenio-che-magari-non-hanno-nemmeno-letto-ma-che-prendono-come-pietra-miliare-della-loro-vasta-cultura-del-sentito-dire.
Ok. Riprendo fiato e scrivo di getto questa che non sarà una recensione, perché non so esattamente dove andrò a parare.

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Il discorso di George Saunders ai laureandi del 2013

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Vorrei che vi fermaste a leggere il discorso di George Saunders ai laureandi della Syracuse University del 2013. Evito di scrivere commenti perché è quanto di più dolce e toccante io abbia letto negli ultimi tempi.

“Nel corso degli anni si è andata affermando una tradizione per questo tipo di discorsi, che potremmo sintetizzare come segue: un vecchio noioso e antiquato, con i migliori anni ormai alle spalle, che nel corso della sua vita ha commesso una serie di errori madornali (che sarei io), dà consigli dal profondo del cuore a un gruppo di giovani brillanti e pieni di energie che hanno davanti a sé i loro anni migliori (che sareste voi). E io intendo rispettare questa tradizione.

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Rendiamo virale l’informazione

È iniziata la scuola e rimetto in moto questo mio blog. Sono tanti i messaggi che mi arrivano, per lo più colleghi, che seguono un caso che non sanno come gestire, o con cui discutiamo di altre difficoltà legate al fantomatico rapporto scuola-famiglia e anche peggio scuola-enti, o vogliamo parlare di scuola-associazioni? In alcuni casi mi sono scontrata con operatori che seguivano bambini nel post scuola assecondando i genitori, e quindi rafforzando in loro l’idea che il proprio figlio fosse “meno grave” di come sosteneva la diagnosi: devo dirvi che il guadagno non guarda in faccia a nessuno? No, oggi non mi va di fare demagogia. E nemmeno raccontarvi di come io abbia costruito con fatica la mia professionalità che terrorizza gli psicologi e gli operatori dell’ASP (mi diverto sempre vederli sudare quando sanno che seguo io il “caso” perché nulla dà più potere della conoscenza). E no, non dirò nemmeno che mi incazzo come una iena pensando che tanti altri “casi” invece vengono seguiti con pressapochismo o peggio ancora “perché tanto è così grave c’è ben poco da fare”. No, lo sapete bene che non posso accettarlo. Ancora credo nella scuola e nella professionalità degli insegnanti. Ancora.

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Duy Huynh

imageRimettendo in ordine i file che ho sul computer – è primavera anche per i pc e bisogna far pulizia – ho ritrovato alcune immagini di questo autore.

L’ho scoperto tempo fa su facebook, in uno di quegli stati che rimbalzano con la solita citazione di turno. La frase non mi ha colpito più di tanto. L’immagine sì.
Così ho cercato di saperne di più.

La pronuncia corretta del suo nome è Yee Wun. Si tratta di un’artista vietnamita che nel 1981 emigrò in California.

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Il primo viaggio di Selene tra le stelle, A. Frailis

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Titolo: Il primo viaggio di Selene tra le stelle
Autore: Alessandro Frailis
Editore: I sognatori
Pagine: 156
ISBN: 978-88-95068-35-0

Le mie recensioni vanno un po’ dove pare a loro e in genere non mi pongo molti problemi. Mi piace scrivere quello che il libro mi ha lasciato.
Questo libro mi ha lasciato molto.

La sinossi è quello che, in questo caso, mi viene più facile: Riccardo racconta del suo unico amore, Selene. Lo fa creando un dialogo con lei che l’ha lasciato, e così compie il suo percorso che lo porterà a comprendere meglio Selene. Non ha smesso di amarla nemmeno un minuto da quando lei se n’è andata. Ma si ritroveranno in un finale che è aperto ma intuibile.

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Teresa Batista stanca di guerra, J. Amado

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“Dal momento che lo chiede con tanta buona grazia, giovanotto, io le dico: con le disgrazie basta incominciare. E quando sono incominciate, non c’è niente che le faccia fermare, si estendono, si sviluppano, come una merce a buon mercato e di largo consumo. L’allegria, invece, compare mio, una pianta capricciosa, difficile da coltivare, che fa poca ombra, che dura poco e che richiede cure costanti e terreno concimato, nè secco nè umido, nè esposto ai venti, insomma una coltivazione che viene a costar cara, adatta a quelli che sono ricchi, pieni di soldi. L’allegria va conservata nello champagne; mentre la cachaa tuttalpi consola dalle disgrazie, quando consola.”

Questo è l’incipit di Teresa Batista stanca di guerra, di Jorge Amado. Appena finito di rileggere.

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