Coral Castle

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Quello che colpisce nell’osservare dall’alto Coral Castle e’ la natura selvaggia che circonda ogni pietra. Sembra quasi abbia accettato l’intrusione dei megaliti e abbia trovato modo di coabitare con essi arricchendone il fascino e il mistero.

Ma che cosa ha portato Leedskalnin ad edificare il suo giardino di pietra in un posto così selvaggio? Soprattutto, come riuscì a posizionare quei blocchi?
Quest’ultima domanda potrebbe essere fatta anche per i monoliti di mille tonnellate di Baalbek in Libano. Esistono massi colossali e siti archeologici megalitici in ogni parte del mondo. Nell’impossibilità di spiegare scientificamente un evento, si ipotizzano forze invisibili, misteriose o aliene, le stesse che consentirono a Leedskalnin, come ai nostri antenati costruttori di megaliti, di erigere senza apparente sforzo tali costruzioni.
Si’, perché prendiamo la piramide di Cheope: in questo caso gli egittologi sembrano irremovibili nel trincerarsi dietro ridicole teorie che narrano di milioni di schiavi costretti dal faraone Cheope a spingere blocchi da duecento tonnellate a 150 metri di altezza su rampe di fango senza alcun ausilio. Nel caso di Coral Castle, però, non si possono tirare in ballo schiavi o velleità megalomani di faraoni.
Leedskalnin fu capace di erigere una struttura non grazie all’impiego di gru, come quelle moderne e potenti (con il conseguente costo proporzionale) ma con mezzi semplici.
E lo fece non una ma per ben due volte.

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Nel 1936 Leedskalnin spostò Coral Castle in un’altra zona. Le ragioni dello spostamento risiedono nella concessione di nuovi lotti edilizi da parte di Florida City. Per non avere vicini e curiosi Ed comprò un nuovo terreno nella cittadina di Homestead, a 16 km di distanza.
Avete presente quando si dice costruire “pietra su pietra”? Ebbene e’ quello che fece lui. Smontò il suo giardino incantato e lo rimontò, pare con un nuovo disegno, nella nuova proprietà, dove si trova attualmente. Per l’occasione accettò l’aiuto di un amico, che possedeva un vecchio camion Ford piuttosto malconcio. Anche qui, non posso fare a meno di immaginare la scena: di notte, per dieci anni, Ed e il suo amico trasferirono pietre del peso di trenta tonnellate su un camion in grado di portarne al massimo due! La fiaba di Coral Castle è veramente incredibile, ancor di più pensando all’assurdo trasloco assurdo. A Homestead, comunque, Ed realizzò quello che viene definito il suo capolavoro: una porta megalitica di nove tonnellate perfettamente bilanciata: difatti è possibile muoverla con un dito per entrare. Nel 1986 la porta si bloccò a causa di alcuni sassolini che si erano incastrati nel suo perno e per ripararla intervenne una squadra di venti operai specializzati e una gru da 50 tonnellate di portata. Alzata la porta, gli operai si accorsero che tutto poggiava su un perno realizzato utilizzando un semiasse di un’automobile, fissato con tale precisione riproducibile oggi solo grazie all’ausilio di puntatori al laser. In pratica Edward trovò il punto di equilibrio esatto in cui scavare il foro per il perno, con un errore dell’ordine del millesimo di millimetro.

La Porta Megalitica di accesso al giardino pare sia stata progettata seguendo i principi della Geometria Sacra e del Numero Aureo: segno di una grande conoscenza delle armonie universali da parte del costruttore lettone.
Una capacità di misura che stupisce ancor di più dei megaliti, perché denota la possibilità di effettuare calcoli estremamente precisi senza l’ausilio di computer o calcolatori. Evidentemente Leedskalnin fece ricorso a misure ideali come la sezione aurea, o il Phi della Sequenza di Fibonacci, che oggi sappiamo essere alla base della forma delle galassie e di numerose strutture naturali armoniche.
Esiste quindi un legame tra l’armonia cosmica e la possibilità di manipolare la realtà in cui viviamo?
Il discorso sulla magia intesa non come superstizione inutile ma come potentissima forma di tecnologia si lega alla fama che acquisì Leedskalnin: egli fu considerato dai suoi concittadini e da numerosi turisti come un mago, uno stregone moderno. Il fatto che il suo laboratorio presentasse particolari apparecchi elettrici, come bottiglie avvolte in matasse di filo di rame, ruote dentate mosse da una manovella, sintonizzatori radio e scritti significativi (ad esempio una copia del suo libretto “Correnti Magnetiche”) hanno fatto pensare che Ed avesse compreso un segreto ben più importante. Egli stesso affermava di essere a conoscenza del modo grazie al quale gli antichi avevano innalzato le piramidi d’Egitto.
E’ da sottolineare l’amicizia decennale che legò il lettone al più grande scienziato del Ventesimo Secolo, Nikola Tesla. I due si conobbero durante il soggiorno di Leedskalnin a New York.
Serbo di origini e croato di nascita, Tesla migrò negli Usa dove ebbe modo di dimostrare le sue incredibili capacità mentali: fu l’inventore, tra le altre cose, del trasformatore, delle radiografie, della corrente alternata e della radio, nonché del radiocomando. Era un dipendente, anche sottopagato, di Edison alla fine dell’Ottocento. Nel corso del secolo successivo divenne un inventore di professione. Nonostante i diritti sulle sue innumerevoli scoperte, Tesla non cercò mai la ricchezza materiale ma continuò i suoi studi in molti campi, tra cui la Cosmologia, la Fisica e la Relatività Generale di Einstein, di cui era un forte critico.

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Alla fine degli Anni ’30 Tesla ultimò una teoria dinamica sulla gravità: spiego’ il campo unificato in modo alternativo a quello della Relatività, cioè l’attrazione gravitazionale terrestre utilizzando l’elettrodinamica. Sappiamo che all’interno di un pianeta onde trasversali e onde longitudinali compenetrandosi generano un campo magnetico in grado, detto in termini semplici, di attrarre ogni molecola presente sulla superficie. Tesla pensò che agendo su questa compenetrazione e modificandola, sarebbe stato possibile azzerare o diminuire la gravità: l’uso di particolari ultrasuoni avrebbe consentito anche lo spostamento in assenza di peso. In pratica, spiego’ tanto la possibilità di erigere i megaliti, quanto la facoltà di muoverli a piacimento, cosa che sembra gli antichi facessero con frequenza.
Leedskalnin riprese le teorie di Tesla, a quanto pare, e sempre che sia possibile agire “elettricamente” sul sottosuolo per modificare la gravità della massa che lo ricopre. Nel suo libro, pubblicato in tiratura limitata e destinato soltanto agli amici, Leedskalnin spiegava come la materia andasse considerata come la sintesi dell’interazione di due forze contrapposte, che generavano una terza energia. Essa possedeva entrambe le componenti.
I poli “positivo” e “negativo” dell’elettromagnetismo secondo Ed generavano, se utilizzati in coesione, una potenza inimmaginabile, capace (ma questo Leedskalnin non lo disse mai apertamente) di ridurre la forza di gravità se non addirittura di annullarla del tutto.
Se volete, si tratta degli stessi concetti espressi nel Taoismo attraverso il simbolo dello Yin-Yang ma soprattutto nello Shintoismo attraverso il segno del Tomoe, assimilabile al celtico Triskelion. Da un punto di vista filosofico nello Shintoismo l’esistenza materiale (l’Universo) si origina da una dualità, due forze polarmente opposte, il principio negativo In e il principio positivo Yo, corrispondente agli Yin e Yang della cosmologia taoista. Dal compenetrarsi di queste due forze primordiali e opposte scaturisce tutta l’esistenza, fisica, materiale e spirituale.

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Tale concetto potrebbe essere assimilabile alla Trinità Egizia. Il Tomoe trilobato è un simbolo di origine Ainu, da qui la similitudine con il Triskelion indoeuropeo e trova sorprendenti conferme nella modernissima Teoria delle Stringhe, secondo cui l’Universo è composto da Materia ed Energia Oscure che generano una piccolissima percentuale di materia visibile, quella che esperiamo con i nostri sensi e strumenti. Tale materia visibile, non è più del 4% dell’intero totale e questo dà l’idea di quanta sia l’energia che ci circonda. Un’energia invisibile ma presente che costituisce un po’ il segreto dei Lama tibetani, capaci di vivere senza mangiare e bere per mesi, di rimanere a contatto con le nevi himalayane senza congelare, persino di sollevare blocchi di roccia pesanti decine di tonnellate.
Ritornando a Coral Castle, gli studi e le teorie di Tesla e Leedskalnin furono ripresi molti anni dopo la loro scomparsa da un ricercatore di fisica americano, John Hutchison.
Cercando di riprodurre in laboratorio le condizioni fisiche previste dagli esperimenti di Tesla e Leedskalnin, Hutchison scoprì casualmente di poter generare fenomeni fisici insoliti, vere e proprie anomalie non contemplate dalla fisica classica. Producendo più frequenze radio sovrapposte in un ambiente saturo di fonti elettromagnetiche diverse asserisce di aver assistito a una profonda modificazione dei normali flussi di particelle dell’energia del vuoto, in accordo con la teoria di Tesla, alterando in modo evidente la forza di gravità locale e addirittura la composizione degli oggetti.
Esistono diversi filmati che riproducono gli esperimenti di Hutchison mostrando gli effetti anomali provocati dalle sue apparecchiature: la levitazione di oggetti, l’autocombusione, la gelatificazione di metalli e la fusione di materiali eterogenei tra loro senza presenza di bruciature, insomma tutti fenomeni che secondo la scienza non possono esistere.
Sara’ un caso che le sue ricerche non siano mai state prese seriamente? C’è da dire anche che in alcuni casi non è riuscito a riprodurre su richiesta i fenomeni osservati. Però, in tutta onestà, egli affermava di non ha compreso la legge che sta dietro alla manifestazioni di tali fenomeni, quindi non era in grado di gestirla e riprodurla, ma ciò non toglie assolutamente nulla all’evidenza manifesta dei fenomeni stessi.
All’origine degli eventi eccezionali scaturiti dagli esperimenti di Hutchison vi era la teoria dell’universo paragonato a un immenso oceano di energia, come un fluido tenue (l’”etere”, oggi definito dalla fisica quantistica Falso Vuoto) in cui gli atomi si differenziano e da cui prendono forma attraverso un movimento rotatorio, come un vortice d’acqua all’interno di un lago calmo, dando così vita alla materia.
Secondo Tesla, se l’uomo riesce a imbrigliare questo fluido controllando l’innesto o l’arresto dei vortici di etere in movimento, può essere in grado di manipolare la formazione e la sparizione della materia stessa. Come scriveva Leedskalnin nel suo libro “Magnetic Current”, poiché è il dualismo delle polarità opposte delle particelle a tenere assieme l’universo, se si trovasse il modo di indirizzare le particelle di etere in movimento nel senso voluto si potrebbe forse per assurdo riuscire ad ammorbidire o disgregare la materia.
Possono sembrare affermazioni assurde ma, al di là della loro attendibilità, va comunque considerato che Hutchison sembra proprio aver in qualche modo applicato con successo queste intuizioni.
E a questo punto, “vedo” aleggiare l’ombra di Tesla anche nel famoso “Philadelphia Experiment” (1943) in cui interessi militari lo spinsero ad applicare le sue scoperte su una nave da guerra con lo scopo di sperimentare la possibilità di rendersi “invisibili” ai radar nemici. Senza entrare nel dettaglio del fenomeno, che richiederebbe molto spazio, qualcosa di inquietante e misterioso avvenne per davvero perché la nave sotto gli occhi di alcuni testimoni increduli “sparì” effettivamente per poi ricomparire inspiegabilmente a 400 km di distanza.
Bene… mi pare di aver divagato abbastanza per oggi.
L’ho detto, anzi scritto: non lo concluderò mai questo articolo.

Na próxima vez! Olà

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