Una notte…, di Gianluca Nicoletti (e 2)

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Eccomi a parlare di nuovo di Una notte ho sognato che parlavi.

Vi ho già consigliato di leggerlo qui perché – premo il pulsante della critica letteraria che è in me – da un punto di vista linguistico ritengo sia godibilissimo – ci ripenso su un attimo e mi ricordo che non sono una critica ma solo una cui piace leggere e bene; disattivo il pulsante e torno me stessa.

Oggi voglio offrirvi invece anche un motivo per regalarlo, così come ho fatto io e come continuerò a fare.
A chi?
A chi ama le cose dette senza mezzi termini, perché dai… siamo grandi e vaccinati – e sul vaccino torneremo anche 😉 – siamo adulti e le favolette sappiamo individuarle da soli se ne abbiamo voglia.
È un libro da regalare a chi ha a che fare con l’autismo. Scuola? Stato? Famiglia?
Partiamo dalla famiglia che è la cosa che mi sta più a cuore, perché io già non ho il dono della sintesi, ci manca pure che vi parlo dello Stato, della nostra società e della scuola in questo articolo… e vai con l’enciclopedia dello sproloquio!

Nicoletti scrive a un certo punto: “…sono certamente e anche felicemente sicuro che non mollerò nessuno dei miei al suo destino, ma non mi sento per questo rassegnato a esaurire ogni mio palpito vitale in questa “missione”…”
Questa affermazione è ben più che una definizione di “famiglia”. Mi richiama alla mente il concetto arcaico di “tribù”. Lo ritrovo in quel “non mollare nessuno dei miei”. Un senso che è andato perduto ai giorni nostri.
Ci molliamo alla prima difficoltà e quando invece vorremmo stare insieme, qualcosa più importante di noi stessi, ce lo impedisce. A volte, capita di auto sottoporsi a una castrazione emotiva, che è proprio quello che accade alla maggior parte dei genitori autistici, così come evidenziato dall’autore.
Perché questo, Nicoletti, lo sa. Mette il suo dito nella piaga: “il genitore (soprattutto la madre) di un autistico deve espiare un’ignota colpa per quella generazione venuta fuori così problematica”. E quel dito lo rigira nella ferita per scovare le pustole infette di un dolore che si è soli ad affrontare, che diventa impotenza quando invece gli ormoni del figlio sono alla potenza massima, annichilimento quando si pensa al loro futuro.

Allora, io scelgo di regalare questo libro a chi ha un figlio autistico. Perché sappia che non è solo, che qualcuno esprime i suoi pensieri, paure, e riporta anche quelli di altri e, soprattutto, è una persona che non sta con le mani in mano. Nel suo sito non ha mica aperto uno sportello di consulenze o uno “sfogatoio” (che poi piace a che a me inventare termini nuovi!). No. Parla di lui e di Tommy, e fa anche di più.

Perché vi dico tutto questo. Perché mi fa male vedere concretamente quello che Nicoletti descrive. Lo vedo coi miei occhi quando parlo con un genitore che ha un figlio autistico: “Il segno distintivo della maggior parte di loro è il progressivo abbandono di ogni frivolezza. […] Non è il naturale degenerare del proprio aspetto, quello ineluttabile che ognuno di noi combatte come può, argina, supporta, e di cui riesce a farsi una ragione. Non è questo: è uno stato d’animo, un rovello interiore che sale in superficie a segnalare il nostro irrimediabile disfacimento, come la macchia verde putrefattiva che appare nella fossa iliaca destra dopo 18 ore che siamo morti”.
Dite che un genitore che leggerà questo si sentirà male?
Io dico di no. Perché qualcuno, finalmente, rende libero il dolore che a volte “massaggia i nervi come carta vetrata”, perché Nicoletti non ha paura di nascondersi e di affrontare la realtà per quella che è.

E attenzione. È frequente che un personaggio pubblico abbia un figlio “speciale” – perché scusate ma “problematico” proprio non mi piace e sarà “problematico” per chi tutt’al più fa una tragedia quando, se è donna, si spezza un’unghia e poi è costretta ad andare da un onicotecnico, sperando di conoscere il significato dell’oscura professione, o se uomo, ottura il lavello del lavandino coi suoi capelli e si dispera per la lucidità della pelata e non per quella mentale persa insieme ai capelli, quelli dentro al lavandino.

È frequente che un personaggio pubblico abbia un figlio speciale, dunque. Nessun giudizio di fondo, da parte mia, sulla scelta di nascondere o separare la vita privata da quella pubblica, o di tacerlo per una questione di immagine.
Beh, chi mi conosce sa come la penso, e a questo punto avrà capito perché mi piace il libro che sto consigliando, eppure… di fronte a un genitore non mi sento davvero di esprimere opinioni, che si tratti di un personaggio pubblico o meno.E poi bisogna considerarla questa immagine!

Eh, ciò che conta è l’immagine.

Sì sì.

Infatti, penso a tutti quei personaggi famosi che non hanno reticenze a mostrarsi in tutta la loro oscena normalità in un reality televisivo. La telecamera riprende impietosamente i mari increspati sulle loro cosce – a quanto pare la cellulite non è una punizione solo delle comuni mortali – con tutti i loro rotolini di adipe – che poi la pancetta è rassicurante – con volti rifatti e ugualmente cadenti – eh sì, questo lo trovo osceno, non l’età che avanza, la tumefazione da blocco-la-giovinezza-perché-io-può.
Ecco, non provo nemmeno a cercare di comprendere la ragione per cui una persona sia disposta a denudarsi, al punto da offrire uno spettacolo spiacevole di sé in tv, e distruggere la propria immagine pubblica in uno starnuto di tempo. Non ci provo a chiedermi perché sia così difficile mostrare la verità su ciò che ha dentro al corpo, sotto la pelle con cellulite-cadente-soda-nera-bianca-apois, ancora più sotto ai muscoli e dentro la cassa toracica, laddove da sempre crediamo ci sia il punto nevralgico di tutte le emozioni. Ma forse, un figlio, con tutto il bagaglio di emozioni che porta con sé quando nasce, un figlio che anche se vive al di fuori di noi resta pur sempre dentro, nel cuore, un figlio non è facile da mostrare. Questo lo comprendo.

Eppure Nicoletti l’ha fatto. Ed è un personaggio pubblico. Ha messo il suo cuore nel libro. È a disposizione di tutti. Di genitori come lui in primis.
E per questo consiglio a loro di leggerlo.

“Io amo a volte la menzogna perché è assai più divertente della cruda verità, ma tendo sempre a frenare in me ogni tentazione di leggere arcani messaggi nei comportamenti a volte indecifrabili di Tommy.
È più utile che io cerchi di capire cosa renderebbe lui meno ansioso e più felice, piuttosto che inginocchiarmi come di fronte a un piccolo Buddha e aspettare di essere illuminato dalle sue tenere e prevedibili follie.”

Ecco, vorrei che “l’idea di martirio necessario” che folgora la mente di molti genitori si scontrasse con il memoir del giornalista, perché ogni emozione provata non è indice di colpa o inadeguatezza all’essere genitore: fa parte dell’umanità. Siamo normali anche quando pensiamo di sbagliare e forse sbagliamo… e non sto qui a fare il predicozzo che sul pulpito non ci salgo anche se a volte vesto di nero; mi piace star tra i banchi, in mezzo alla gente anche se è diversa da me e pensa ai fatti suoi.

Ciò che voglio dire è che forse qualcosa si può ancora fare. Non amo la guerra, le distruzioni, le urla, le discussioni inutili. Eppure qualcosa la distruggerei volentieri: l’ignoranza. E sull’autismo ce n’è parecchia. Si annida nei pregiudizi della gente, negli sguardi di disapprovazione dei ben pensanti che non hanno tolleranza verso se stessa e perciò non possono dimostrarne verso chi cammina dentro a una bolla invisibile.

Iniziamo a dar senso alla parola “solidarietà”. Perché c’è tanta gente che crede di essere sola, che ha un figlio “strano” e non sa che magari è autistico, gente che conosce bene il nome del mostro cartavetrato ma non ha idea di cosa fare, gente che non sa quali siano i propri (e di suo figlio) diritti, gente che è dispersa in tutta la nostra penisola.

Avete sentito parlare di Insettopia?
Siete a conoscenza del censimento che Nicoletti intende fare?
Non abbiamo numeri certi su quanti siano gli autistici in Italia, non sappiamo dove sono, come affrontano la giornata, se hanno i mezzi per farlo.
Allora leggete questo libro e soffermatevi su questo articolo.

Per il momento mi fermo qui ma mi auguro con tutto il cuore che tu, collega che mi leggi, possa parlare con i genitori del tuo alunno, con il tuo dirigente, con l’equipe socio-sanitaria, e che tu amico/a possa diffondere non questo articolo che è solo frutto del mio parlare libero ma il progetto di Nicoletti nel suo sito. E tu che sei passato di qui per caso, beh… datti da fare su. Che la vita non aspetta. Indossa il tuo sorriso migliore e fai qualcosa di edificante, che poi se no sto qui a parlare male dell’umanità e chissene frega.

Boa vida 😉

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5 pensieri su “Una notte…, di Gianluca Nicoletti (e 2)

  1. Irene

    Hai ragone Nja, questo è un libro Vero, di una verità che non lascia scampo ma che insegna molto: é un libro dove il cuore dell’autore si sente tutto, parola per parola, e fa vibrare il cuore di chi lo sta leggendo. Da leggere assolutamente. Ciao, Ire.

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    1. Mi fa piacere che la pensi così. È un libro da leggere assolutamente. Ora sta per uscire anche il secondo libro di Nicoletti. Lo aspetto con ansia.
      Grazie della visita, Ire 🙂

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        1. Beh io vado oltre i refusi. E so vedere attraverso i tuoi (per non parlare dei miei!) L’importante è ciò che hai scritto e la sensibilità che riesci a far trapelare. A questo punto, i refusi non li vedo nemmeno più. 😉
          Il secondo lo commenteremo insieme allora 🙂

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